Cardiologia

Intervento di pacemaker: tipologie, rischi e recupero

Scopra le tipologie di pacemaker, le fasi dell'intervento, i potenziali rischi, i tempi di recupero post-operatorio e i costi dei vari modelli disponibili.

18 min di lettura
Un cardiologo illustra il funzionamento di un pacemaker moderno a un paziente e alla sua familiare in uno studio medico luminoso.

Intervento di pacemaker: tipologie di dispositivi, procedura, rischi e recupero

In sintesi: L'impianto di pacemaker è un intervento cardiaco di routine durante il quale un piccolo generatore di impulsi elettronico viene posizionato sotto la clavicola in anestesia locale e sedazione leggera. Il dispositivo monitora costantemente il ritmo cardiaco, erogando impulsi elettrici in presenza di bradicardie pericolose per mantenere un'adeguata circolazione sanguigna.

Punti chiave:

  • L'impianto del dispositivo tratta la bradicardia sintomatica, la sindrome del nodo del seno e i blocchi atrioventricolari (AV) di grado avanzato che provocano svenimenti o marcata astenia.
  • I sistemi standard comprendono dispositivi monocamerali, bicamerali, biventricolari (terapia di risincronizzazione cardiaca) e capsule senza elettrocateteri (leadless).
  • La procedura chirurgica standard dura tra 30 e 90 minuti, con dimissione solitamente prevista dopo 1-2 giorni di osservazione.
  • Nelle prime fasi del recupero post-operatorio è necessario evitare di sollevare il braccio dal lato operato oltre l'altezza della spalla per 4-6 settimane, per consentire una salda stabilizzazione degli elettrocateteri.
  • La percentuale complessiva di complicanze maggiori rimane bassa, inferiore al 2-3 percento se la procedura viene eseguita in centri cardiologici specializzati.

Il pacemaker artificiale rappresenta un presidio consolidato nella moderna elettrofisiologia. Il sistema è costituito da un generatore di impulsi a chiusura ermetica, contenente una batteria al litio-iodio e un circuito microelettronico, e da elettrocateteri flessibili e isolati posizionati all'interno delle cavità cardiache attraverso accessi venosi. Valutando in modo continuativo l'attività elettrica intrinseca, il dispositivo previene le bradiaritmie, stabilizza il profilo emodinamico e permette di riprendere le consuete capacità funzionali nella vita quotidiana.


Criteri di idoneità per l'intervento di impianto del pacemaker

L'intervento di impianto del pacemaker diventa clinicamente necessario quando il sistema di conduzione intrinseco del cuore non riesce a mantenere una frequenza adeguata, determinando bradicardia sintomatica, sindrome del nodo del seno, blocchi atrioventricolari di grado avanzato o incompetenza cronotropa.

Il percorso di valutazione e diagnosi si articola in tre passaggi principali:

  1. Segnali clinici di allarme: sincope (svenimento), presincope (vertigini o stordimento), dispnea da sforzo e marcata astenia.
  2. Iter diagnostico: ECG a riposo a 12 derivazioni, monitoraggio Holter da 24 a 72 ore, test da sforzo, ecocardiogramma e loop recorder impiantabile.
  3. Principali indicazioni riscontrate: sindrome del nodo del seno, blocchi AV avanzati, ipersensibilità del seno carotideo e incompetenza cronotropa.

Il cuore umano si affida a un sistema di conduzione specializzato per coordinare le contrazioni atriali e ventricolari. Quando questo circuito biologico si deteriora a causa dell'invecchiamento, della fibrosi, dell'ischemia o di patologie genetiche, la portata cardiaca si riduce. La ridotta perfusione sistemica priva gli organi vitali di ossigeno, generando sintomi di allarme quali svenimenti improvvisi, cadute inspiegabili, dispnea da sforzo e affaticamento diurno.

Le linee guida di elettrofisiologia clinica definiscono indicazioni specifiche per l'impianto di pacemaker:

  • Sindrome del nodo del seno (disfunzione del nodo del seno): il nodo senoatriale scarica in modo irregolare, generando una marcata bradicardia sinusale, pause sinusali o arresto sinusale. Questa condizione si alterna spesso ad aritmie atriali rapide (sindrome tachicardia-bradicardia).
  • Blocco atrioventricolare (AV): gli impulsi elettrici che viaggiano dagli atri ai ventricoli subiscono un ritardo anomalo o un'interruzione completa. Il blocco di primo grado rappresenta un rallentamento della conduzione, i blocchi di secondo grado (Mobitz tipo I e tipo II) comportano una mancata conduzione intermittente del battito e il blocco AV di terzo grado (completo) consiste nella dissociazione totale tra atri e ventricoli, costituendo un'indicazione urgente all'elettrostimolazione.
  • Ipersensibilità del seno carotideo: riflessi barorecettoriali esagerati, scatenati dalla rotazione del capo o da colletti stretti, provocano un'improvvisa cardioinibizione, causando un'asistolia ventricolare prolungata e una sincope improvvisa.
  • Incompetenza cronotropa: il cuore non riesce ad aumentare la propria frequenza in modo proporzionale durante lo sforzo fisico, causando un precoce esaurimento delle forze durante le normali attività quotidiane.

La conferma dell'indicazione richiede una valutazione diagnostica approfondita. I cardiologi impiegano l'elettrocardiogramma (ECG) a 12 derivazioni a riposo, il monitoraggio continuo Holter da 24 a 72 ore, il test da sforzo e l'ecocardiografia transtoracica. Per i sintomi intermittenti e di difficile riscontro, i registratori impiantabili di eventi (loop recorder) monitorano il ritmo cardiaco per diversi mesi per correlare gli svenimenti alle aritmie sottostanti.


Tipi di pacemaker: sistemi monocamerali, bicamerali e biventricolari

La scelta tra i diversi tipi di pacemaker dipende dalla specifica anomalia di conduzione: i dispositivi monocamerali stimolano una sola camera, le unità bicamerali sincronizzano atri e ventricoli e i sistemi biventricolari coordinano entrambi i ventricoli in presenza di insufficienza cardiaca.

La moderna tecnologia di stimolazione cardiaca funziona principalmente in modalità a domanda (demand). Invece di erogare impulsi continuamente a frequenza fissa, il generatore rileva costantemente la depolarizzazione cardiaca intrinseca. Eroga un impulso elettrico solo quando il battito cardiaco naturale scende al di sotto di una frequenza soglia programmata, preservando la conduzione naturale e prolungando la durata della batteria.

Tipo di pacemaker Numero di elettrocateteri Posizionamento anatomico degli elettrocateteri Principali indicazioni cliniche
Pacemaker monocamerale 1 elettrocatetere transvenoso Atrio destro oppure ventricolo destro Fibrillazione atriale cronica con risposta ventricolare lenta; malattia del nodo del seno isolata con conduzione AV intatta
Pacemaker bicamerale 2 elettrocateteri transvenosi Atrio destro e ventricolo destro Blocchi AV di grado avanzato (Mobitz II, completo); sindrome del seno malato che richiede sincronia AV
Pacemaker biventricolare (CRT-P) 3 elettrocateteri transvenosi Atrio destro, ventricolo destro e parete laterale del ventricolo sinistro (attraverso il seno coronarico) Insufficienza cardiaca avanzata con frazione di eiezione ridotta, contrazione ventricolare disincrona e blocco di branca sinistra
Pacemaker leadless Nessuno (capsula autonoma) Ancorato direttamente nell'endocardio del ventricolo destro Elevata vulnerabilità alle infezioni, accessi venosi compromessi, stimolazione monocamerale selettiva

Terapia di risincronizzazione cardiaca (CRT-P)

Nei pazienti affetti da insufficienza cardiaca congestizia e ritardi della conduzione intraventricolare (come il blocco di branca sinistra), il ventricolo sinistro e quello destro non si contraggono contemporaneamente. Questa disincronia riduce l'efficienza della pompa cardiaca e aggrava la dilatazione delle camere.

Un pacemaker biventricolare, o pacemaker per la terapia di risincronizzazione cardiaca (CRT-P), impiega un terzo elettrocatetere specifico introdotto attraverso il seno coronarico per stimolare la parete esterna del ventricolo sinistro. Erogando impulsi temporizzati a entrambi i ventricoli contemporaneamente, la CRT ripristina la meccanica di pompaggio coordinata, aumenta la gittata sistolica e allevia la dispnea.

Tecnologia di stimolazione leadless

I pacemaker leadless integrano il generatore, la batteria e gli elettrodi di stimolazione in un unico cilindro delle dimensioni approssimative di una grande capsula vitaminica.

Introdotti attraverso un catetere dalla vena femorale direttamente nel ventricolo destro, i dispositivi senza elettrocateteri (leadless) eliminano la necessità di una tasca sottocutanea nel torace e di fili transvenosi. Sebbene attualmente siano impiegati soprattutto per esigenze ventricolari monocamerali, offrono un'alternativa per i pazienti con grave stenosi vascolare o con un aumentato rischio di infezioni della tasca.


Quanto dura l'intervento di impianto del pacemaker e cosa accade durante la procedura?

Quando i pazienti chiedono quanto dura l'intervento di impianto del pacemaker, un'operazione standard per un dispositivo monocamerale o bicamerale richiede da 30 a 90 minuti in anestesia locale e sedazione endovenosa, mentre gli impianti biventricolari complessi con tre elettrocateteri richiedono da 90 a 150 minuti.

I pazienti devono rimanere a digiuno il giorno della procedura. I farmaci anticoagulanti o antiaggreganti piastrinici vengono adeguati in precedenza in base ai protocolli clinici per bilanciare il rischio emorragico e quello tromboembolico.

L'équipe chirurgica esegue l'intervento seguendo fasi strutturate:

  1. Sedazione e anestesia: dopo la preparazione della cute con una soluzione antisettica, il chirurgo infiltra l'area sottoclaveare (comunemente nella parte superiore sinistra del torace) con un anestetico locale. La sedazione cosciente per via endovenosa mantiene il paziente rilassato, privo di dolore e in respiro spontaneo.
  2. Incannulamento venoso e posizionamento degli elettrocateteri: attraverso un'incisione orizzontale da 4 a 5 cm sotto la clavicola, il chirurgo accede a una vena sistemica (la vena cefalica, succlavia o ascellare). Gli elettrocateteri flessibili e isolati vengono fatti avanzare sotto guida fluoroscopica continua fino alle camere cardiache designate.
  3. Posizionamento degli elettrodi e test elettrici: le estremità degli elettrocateteri vengono ancorate alla parete miocardica mediante alette passive o microviti a fissaggio attivo. L'elettrofisiologo misura i parametri elettrici fondamentali: soglia di stimolazione, ampiezza del segnale rilevato e impedenza del circuito dell'elettrocatetere.
  4. Preparazione della tasca e connessione del dispositivo: viene allestita una tasca sottocutanea o sottofasciale sotto la pelle o sopra il muscolo pettorale. I connettori prossimali degli elettrocateteri vengono collegati alla testina del generatore di impulsi e serrati con chiavi dinamometriche prima di inserire il dispositivo all'interno della tasca.
  5. Chiusura a strati: la ferita viene lavata con una soluzione antibiotica e richiusa per strati anatomici mediante suture riassorbibili o adesivo tissutale, applicando infine una medicazione compressiva sterile.

Potenziali rischi e complicanze chirurgiche dell'impianto di un pacemaker

I rischi documentati dell'intervento di impianto di pacemaker si verificano in meno del 2 - 3 percento dei casi nei centri di elettrofisiologia ad alto volume, con le problematiche più comuni rappresentate da ematoma della tasca, dislocazione degli elettrocateteri, pneumotorace e infezione localizzata.

Sebbene gli eventi avversi chirurgici maggiori rimangano rari, l'equipe clinica adotta precauzioni specifiche per prevenire e gestire le potenziali complicanze:

  • Ematoma della tasca e sanguinamento (1% - 3%): l'accumulo di sangue all'interno della tasca del generatore è la problematica minore più frequente, in particolare nei pazienti che assumono anticoagulanti. La maggior parte degli ematomi si risolve con un trattamento conservativo, impacchi freddi e medicazioni compressive, richiedendo raramente un'evacuazione chirurgica.
  • Dislocazione dell'elettrocatetere (1% - 2%): durante la prima fase di guarigione, la punta dell'elettrocatetere può spostarsi dalla sede iniziale di ancoraggio. Questa migrazione può causare la perdita di cattura o un rilevamento anomalo, rendendo necessaria una breve procedura di revisione per riposizionare l'elettrodo.
  • Pneumotorace (<1%): l'accesso percutaneo della vena succlavia comporta un piccolo rischio di puntura della pleura polmonare, con conseguente ingresso di aria nella cavità pleurica. I piccoli pneumotoraci si risolvono con l'osservazione e l'ossigenoterapia supplementare; raccolte di entità maggiore possono richiedere l'inserimento temporaneo di un piccolo tubo di drenaggio toracico.
  • Infezione della tasca del dispositivo (0,5% - 1,5%): la colonizzazione batterica della tasca si manifesta con arrossamento localizzato, gonfiore, calore o secrezioni. Le infezioni profonde del dispositivo richiedono generalmente l'estrazione completa di dispositivo ed elettrocateteri, una terapia antibiotica sistemica per via endovenosa e l'eventuale reimpianto sul lato opposto una volta eradicata l'infezione ematica.
  • Perforazione miocardica o tamponamento (<0,5%): raramente, la punta di un elettrocatetere a fissaggio attivo può penetrare nella parete miocardica, causando versamento pericardico. I controlli ecocardiografici e fluoroscopici di routine consentono di rilevare precocemente questa complicanza, permettendo un tempestivo riposizionamento dell'elettrocatetere o la pericardiocentesi se indicata.

Per ridurre al minimo il rischio chirurgico, gli ospedali somministrano antibiotici profilattici per via endovenosa prima dell'incisione iniziale, adottano rigorosi protocolli di asepsi nella sala di cateterismo ed eseguono una verifica fluoroscopica ed elettrica intraoperatoria immediata.


Degenza ospedaliera e monitoraggio postoperatorio immediato

Dopo l'impianto del pacemaker, i pazienti rimangono in genere ricoverati per 1 - 2 giorni per il monitoraggio telemetrico, il controllo della ferita, la radiografia del torace e la programmazione personalizzata del dispositivo.

Questo breve periodo di osservazione durante il ricovero assicura la stabilità clinica e conferma il funzionamento ottimale del dispositivo prima della dimissione. I pazienti trascorrono le prime ore a riposo con una leggera medicazione compressiva sulla ferita sottoclaveare.

Durante la degenza ospedaliera, l'équipe curante esegue diversi controlli diagnostici:

  1. Monitoraggio telemetrico continuo: monitor ECG wireless registrano ciascun ciclo cardiaco per confermare che il generatore di impulsi riconosca i battiti intrinseci spontanei e stimoli adeguatamente il cuore durante le pause bradicardiche.
  2. Radiografia del torace post-operatoria: una radiografia del torace in due proiezioni conferma la posizione degli elettrocateteri, verifica la presenza di un adeguato lasco degli elettrocateteri nelle camere cardiache ed esclude uno pneumotorace o un emotorace occulto.
  3. Interrogazione e programmazione personalizzata del dispositivo: mediante una testina esterna o un programmatore a telemetria induttiva, uno specialista in elettrofisiologia analizza i registri diagnostici interni, verifica l'impedenza degli elettrocateteri, calibra con precisione le soglie di rilevamento e adatta le frequenze di stimolazione alle specifiche esigenze fisiologiche.
  4. Rilascio del tesserino identificativo del dispositivo medico: prima della dimissione, a ogni paziente viene consegnato un tesserino identificativo ufficiale del dispositivo medico. Questo documento riporta il fabbricante, il numero di serie del generatore, i modelli degli elettrocateteri, i parametri di stimolazione di base e i recapiti clinici di riferimento.

Per le semplici sostituzioni del generatore di impulsi dovute all'esaurimento della batteria (in cui gli elettrocateteri funzionanti già presenti non vengono toccati), la procedura viene spesso eseguita in regime ambulatoriale. I primi impianti di un nuovo dispositivo mantengono invece la consueta tempistica di osservazione di 24-48 ore.


Tempi di recupero e precauzioni per le attività dopo l'intervento di pacemaker

Nel complesso, il recupero dopo l'intervento di pacemaker richiede circa da 4 a 6 settimane, durante le quali il paziente deve evitare di sollevare il braccio dal lato operato oltre il livello della spalla o di trasportare carichi pesanti, mentre passeggiate leggere sono incoraggiate fin da subito.

Gli elettrocateteri a stimolazione transvenosa necessitano di diverse settimane per fissarsi stabilmente all'endocardio miocardico attraverso la crescita di tessuto fibroso. Durante questo periodo delicato, movimenti bruschi della spalla o il sollevamento di carichi pesanti possono dislocare gli elettrocateteri. Seguire indicazioni strutturate aiuta a proteggere il dispositivo favorendo al contempo un graduale recupero funzionale:

  • Settimane da 1 a 2: svolga attività quotidiane leggere, mantenga l'incisione asciutta e conservi il braccio del lato operato al di sotto dei 90 gradi.
  • Settimane da 3 a 4: estenda gradualmente l'ampiezza di movimento del braccio, evitando di sollevare carichi superiori a 5 kg (11 libbre).
  • Settimane da 4 a 6: l'incapsulamento dell'elettrocatetere si completa; la guida può essere ripresa dopo il nulla osta del medico.
  • Settimane da 6 a 8: riprenda gli sport che richiedono movimenti sopra la testa e le attività fisiche intense solo dopo un controllo clinico di persona.

Le principali precauzioni dopo l'intervento di pacemaker includono:

  • Limitazioni dei movimenti del braccio: non sollevi il gomito del lato operato oltre i 90 gradi (altezza della spalla) per le prime 4 settimane. Eviti di portare il braccio dietro la schiena o di compiere movimenti bruschi e a scatti con l'arto interessato.
  • Limiti di carico: eviti di sollevare, spingere o tirare oggetti di peso superiore a 5 chilogrammi (11 libbre) con il braccio operato per 4-6 settimane.
  • Cura e igiene dell'incisione: mantenga la ferita asciutta per i primi 3-4 giorni. La doccia è generalmente consentita dopo l'applicazione di medicazioni impermeabili o una volta completata la prima cicatrizzazione cutanea. L'immersione della ferita in vasche da bagno, idromassaggi o piscine è vietata per almeno 4 settimane.
  • Attività fisica ed esercizio: è possibile iniziare a camminare a passo tranquillo fin dal primo giorno post-operatorio per favorire la circolazione. Gli sport per la parte superiore del corpo che comportano ampi movimenti della spalla (golf, tennis, nuoto, sollevamento pesi) devono essere sospesi per 6-8 settimane, fino al consenso del cardiologo.
  • Indicazioni per la guida: in base alle normative locali sulla circolazione stradale e alla specifica indicazione clinica (come pregressi episodi di svenimento), la guida è solitamente sconsigliata per 1-4 settimane dopo il primo impianto.

I moderni pacemaker presentano una schermatura integrata che li protegge dai comuni elettrodomestici, come forni a microonde, televisori e piani cottura a induzione. Mantenga una distanza di sicurezza di almeno 15-20 cm (6-8 pollici) tra i telefoni cellulari e il generatore impiantato, idealmente avvicinando il telefono all'orecchio opposto ed evitando di riporlo nel taschino direttamente sopra il dispositivo.


Costo dell'intervento di pacemaker: sanità privata e opzioni di turismo medico

Il costo per l'intervento di pacemaker tutto compreso varia generalmente da $6.200 a $19.500 (€5.700 a €18.000), a seconda della complessità del dispositivo, della struttura ospedaliera e dell'anatomia cardiaca individuale del paziente.

Nei Paesi dotati di un servizio sanitario nazionale o di coperture assicurative private, le procedure di impianto di pacemaker clinicamente indicate sono generalmente coperte. Per i pazienti solventi in proprio, le persone non assicurate o chi ricorre al turismo medico internazionale, i costi variano in base ai dispositivi necessari, alla degenza ospedaliera e agli accertamenti diagnostici richiesti. La stima del costo dell'intervento di pacemaker dipende dall'indicazione per un modello monocamerale, bicamerale o biventricolare.

Il pacchetto economico complessivo comprende solitamente gli accertamenti diagnostici preoperatori, i dispositivi (generatore di impulsi ed elettrocateteri), i costi della sala operatoria e dell'anestesia, l'onorario dell'elettrofisiologo, il ricovero ospedaliero e la programmazione iniziale del dispositivo.

Categoria del sistema pacemaker Diagnostica preoperatoria Dispositivi (generatore ed elettrocateteri) Intervento e anestesia Degenza ospedaliera (1-3 giorni) Fascia di costo totale tipica
Sistema monocamerale $450, $900 $2.700, $4.400 $2.200, $3.300 $850, $1.600 $6.200, $10.150 (€5.700, €9.300)
Sistema bicamerale $450, $900 $3.800, $6.000 $2.700, $3.850 $1.100, $1.950 $8.050, $12.700 (€7.400, €11.600)
Sistema biventricolare CRT-P $650, $1.100 $6.500, $10.400 $3.850, $5.500 $1.600, $2.750 $12.600, $19.750 (€11.600, €18.000)

Se valuta un viaggio medico per un intervento cardiaco, scelga ospedali accreditati dotati di laboratori di elettrofisiologia certificati. È opportuno verificare che i preventivi includano l'eventuale degenza prolungata o ulteriori interventi postoperatori e assicurarsi di disporre di un programma di follow-up a lungo termine del dispositivo con un cardiologo locale.


Domande frequenti

Quali sono i 3 tipi di pacemaker?

I tre principali pacemaker transvenosi sono i sistemi monocamerali (che impiegano un solo elettrocatetere nell'atrio destro o nel ventricolo destro), i sistemi bicamerali (che impiegano due elettrocateteri per coordinare l'atrio destro e il ventricolo destro) e i sistemi biventricolari CRT-P (che impiegano tre elettrocateteri per sincronizzare entrambi i ventricoli nello scompenso cardiaco). Una quarta variante è il pacemaker leadless (senza elettrocateteri), che viene ancorato direttamente all'interno del ventricolo destro sotto forma di singola capsula autonoma.

Quando posso sollevare il braccio dopo l'intervento di pacemaker?

I pazienti possono iniziare a sollevare il braccio al di sopra dell'altezza della spalla da 4 a 6 settimane dopo l'intervento, una volta che il tessuto fibroso ha ancorato saldamente gli elettrocateteri al muscolo cardiaco. Durante il primo mese, mantenga i movimenti del braccio al di sotto di un angolo di 90 gradi per prevenire la dislocazione degli elettrodi.

Si può rimanere da soli dopo l'intervento di pacemaker?

I pazienti dovrebbero organizzare la presenza di un accompagnatore adulto che possa assisterli per le prime 24-48 ore dopo la dimissione ospedaliera, poiché i lievi effetti della sedazione e le limitazioni nei movimenti del braccio possono rendere difficoltose le attività quotidiane. Una volta superato il periodo iniziale di recupero e quando la mobilità di base risulta agevole, vivere da soli è generalmente sicuro, purché vengano mantenute le precauzioni relative all'attività fisica.

Dopo quanto tempo dall'intervento di pacemaker è possibile viaggiare?

La maggior parte dei cardiologi autorizza i pazienti a brevi viaggi nazionali e a voli di linea entro 1 o 2 settimane dall'intervento, a condizione che una visita di controllo confermi la posizione stabile degli elettrocateteri e una buona guarigione della ferita. Per i voli internazionali a lungo raggio, si raccomanda spesso di attendere 4 settimane per garantire un recupero completo e completare la prima interrogazione del dispositivo.

Quanto dura la batteria di un pacemaker e come viene sostituita?

Le moderne batterie a iodio-litio durano solitamente tra 8 e 14 anni, a seconda della frequenza con cui il cuore richiede il supporto di stimolazione. Quando la batteria raggiunge il suo indicatore di sostituzione elettiva, il chirurgo esegue una piccola incisione in anestesia locale per sostituire il generatore di impulsi con una procedura di 20-30 minuti, mentre gli elettrocateteri già posizionati rimangono in sede.

I portatori di pacemaker possono sottoporsi a una risonanza magnetica (RM)?

La maggior parte dei pacemaker contemporanei è progettata come MR-conditional, il che significa che è possibile sottoporsi in sicurezza a risonanza magnetica (RM) seguendo specifici protocolli clinici. Prima dell'esame, l'équipe di elettrofisiologia utilizza un programmatore per impostare il dispositivo in una modalità di sicurezza RM dedicata, ripristinando i parametri individuali subito dopo il completamento dell'indagine diagnostica.

Quali precauzioni sono necessarie ai controlli di sicurezza in aeroporto?

I viaggiatori con un dispositivo impiantato devono mostrare il proprio tesserino identificativo del dispositivo medico al personale di sicurezza dell'aeroporto prima di passare attraverso le aree di controllo. Sebbene transitare rapidamente attraverso i portali metal detector sia generalmente sicuro, il personale addetto esegue di norma un controllo manuale o utilizza un rilevatore portatile, assicurandosi che quest'ultimo non venga tenuto direttamente sopra il generatore di impulsi per un periodo prolungato.

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